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giovedì 20 novembre 2014

QUEI PACEMAKER D'ORO IN CAMBIO DI UN PROSCIUTTO

L’inchiesta sugli appalti di apparecchi per cardiopatici rivela una fitta trama di rapporti fra aziende e medici: viaggi, cene e mare gratis in cambio di aiuti


FIRENZE. Per chi voleva l’orata c’era il Fuor d’acqua, il miglior ristorante di pesce di Firenze. Per chi amava la “fiorentina” spuntava BucaLapi. E per il mare? Un tenda era a disposizione dei medici «presso un noto hotel di Forte dei Marmi».
È una sorta di guida Michelin della corruzione quella tracciata dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice fiorentino Angelo Pezzuti al termine dell’inchiesta “Cuore d’oro”. Riferimento ai pacemaker venduti alla sanità toscana al termine di intense «campagne acquisti» da parte della famiglia Bonaccini: il padre Rodolfo (78 anni) ed i figli Marco (52) e Rudy (54), tutti fiorentini. E tutti arrestati.
Da Firenze avevano contatti e trattavano con la gran parte degli ospedali toscani. Cercavano di piazzare pacemaker e defibrillatori di aziende come Sorin Italia, St. Jude Medical, Cid Alvimedica.
Se non fosse che lo scandalo riguarda la nostra salute e la tenuta morale della classe medica (le responsabilità penali sono tutte da verificare), la vicenda – narrata dall’ordinanza – avrebbe anche il sapore della pochade. Come la moglie del primario che si lamenta (ma tutti gli anni ti regalano un giubbotto?) e chiede un impermeabile. E come il cardiologo dell’ospedale Versilia, dottor Lilli, che farebbe presente ai Bonaccini – ma questo è tutto de relato – che i medici con cui trattavano sarebbero presto andati in pensione e «non compreranno più un cazzo». E quindi era meglio puntare sui giovani.
In tutta la Toscana. Gli indagati a Firenze sono tre: David Antoniucci, Luigi Padeletti e Gennaro Santoro. A Pisa ci sono un medico ed un infermiere. I sanitari citati dall’inchiesta lavorano a Massa, alla Fondazione Monasterio (Massa e Pisa), a Cisanello, al San Luca di Lucca, al San Jacopo di Pistoia, a Prato e Arezzo. E poi nelle grandi strutture fiorentine a partire da Careggi. Colpisce l’estensione della rete di rapporti dei Bonaccini. La tragica pochade raggiunge il vertice quando il figlio Marco rimprovera al vecchio padre troppa spregiudicatezza: «Il mio babbo le sa e le deve imparare a mettere in testa se non vo’ fa finì tutti in galera, noi compreso ecco punto e basta. Alla carlona la fa per i cazzi suoi». Facile profezia. Perché poi le imprudenze sono tante. Come il medico che chiede volo, hotel di lusso a Parigi per lui e famiglia via mail direttamente a Saluggia, borgo vercellese dove ha sede la Sorin, nata da una costola della Fiat. «Ma non lo sanno che la Sorin ha un codice etico molto stretto» esclamano i Bonaccini. Che intanto si muovono, telefonano, contattano e Pagano. Ma sempre in una visione del “do ut des”. Un pacemaker costa intorno ai 7mila euro. Nei casi più gravi al pm si aggiunge, da qualche anno anche un defibrillatore interno. Il doppio apparecchio viaggia sui 15mila euro.
Il medico della vacanza a Parigi è Marco De Carlo di Pisa. Che al nostro giornale dichiara: «Sono allibito da queste accuse».
L’aiuto per un congresso. Ad un primario che chiede soldi per un convegno a Lucca, Bonaccini contesta che con il «fatturato che gli fa fare» non gli dà «manco un centesimo». Poi si dice pronto a sborsare mille euro perché «a livello regionale è sicuramente uno che conta». Per di più, il dottor Bovenzi – questo il nome – è presidente dell’Amco, associazione cardiologi ospedalieri.
Anche Ettore Carlati, del Meyer, chiede un aiuto per un congresso. Talvolta i regali sono poca cosa (attenzione, l’inchiesta della Finanza non ha assolutamente rivelato passaggi di contante). Ad un medico di Massa, Vittorio Molendi, vengono regalati biglietti per Roma. Ad un altro cardiologo apuano, Giuseppe Arena, oltre al viaggio si paga l’hotel per un convegno del Sic (società italiana di cardiologia). Vogliono ingraziarsi anche Marcello Piacenti, della Fondazione Monasterio («portiamolo dalla nostra parte»). C’è un medico in servizio a Firenze, Ilario Benvenuti, che chiede soldi per il suo aggiornamento: «c’è a Roma un corso avanzato di elettrofisiologia, elettrostimolazione, sarebbe una cosa bellina». Fa tenerezza: chiede un aiuto, ma per aggiornarsi.
La guerra dei pacemaker non inficierebbe la qualità dell’assistenza ai malati toscani. Il valore degli strumenti non è in discussione. A Cisanello la vicenda coinvolge anche Giampietro Ercoli, infermiere che tiene aggiornati i Bonaccini sull’impiego in sala operatoria dei pacemaker di marca Sorin. «In settimana è andata benino, s’è messo 4 o 5 pm». Nella conversazione fra Ercoli e Bonaccini, secondo la Procura, emerge «in maniera chiara ed inequivocabile la «procedura anomala con cui viene deciso di impiantare un dispositivo anziché un altro, con il suggerimento, appunto, dello stesso Ercoli». La Bonaccini srl impazzisce quando si arriva, nella primavera scorsa, ad una gara d’appalto molto importante, sugli stent coronarici da fornire a tutte le aziende ospedaliere toscane. Si teme perché una società concorrente «ha molta più letteratura». Ma soprattutto va cambiata nel capitolato la parola «polimero» perché non lo hanno. Meglio «biocompatili». A casa Bonaccini hanno il batticuore: la provvigione potrebbe ammontare a «300 o 400mila euro». Vanno a parlare anche con il dottor Marco Comeglio, di Pistoia, per capirne qualcosa di più
Dal tablet al prosciutto. I Bonaccini sanno tutto dei componenti della commissione regionale che dovrà decidere l’appalto. Temono tale «Randisi di Siena», perché non accetterà mai nel capitolato di mettere le caratteristiche del prodotto di una sola ditta. Nell’ordinanza ci sono anche i nomi di medici, sparsi per la Toscana, che non ci stanno. E fra una richiesta e l’altra dei Bonaccini, viaggiano anche le contropartite. Pacchi natalizi, tablet, un prosciutto spagnolo con tanto di tagliere e coltello. Anzi, nell’intercettazione si parla di «spallina» e gli esperti gourmet sanno che vale meno di un classico Bellotta Bellotta.
Le 35 pagine dell’ordinanza hanno un gran finale con un nuovo macchinario da vendere: un sistema di trombolisi accelerata mediante ultrasuoni. I Bonaccini si muovono a destra e a manca per uno scopo preciso: i medici toscani dichiarino che quella macchina è esclusiva ed innovativa, Unica nel suo genere, che la Regione, bla bla bla, dovrebbe comprare. Senza appalto, naturalmente.
(FONTE 
CORRADO BENZIO 
- IL TIRRENO - 
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