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martedì 30 settembre 2014

CARA TARI… Ti leggo e Ti descrivo…


Carissime Amiche Lettrici 
e Carissimi Amici lettori,

nella prima puntata dedicata alla TARI (Clicca QUI) ho cercato di spiegare a me stesso, partecipandovi le mie riflessioni, il meccanismo di determinazione dell’ammontare della TARI (tassa sui rifiuti).

Ora però, con la bolletta in mano, i dubbi si moltiplicano e con essi aumenta l’insofferenza: com’è possibile spedire a casa del contribuente una bolletta indicante l’importo da pagare (in taluni casi anche rilevante ) senza alcuna indicazione sul percorso seguito dall’ufficio impositore nella determinazione dell’importo ?

E’ sicura, l’Amministrazione comunale, che il procedimento seguito sia conforme a legge ?

Che siano stati rispettati i diritti del contribuente ?

Che non sia dovuta la notifica di un preventivo avviso di accertamento ?

Io nutrirei fieri dubbi.

Certo, il contribuente un paio di volte alla settimana ha a disposizione il funzionario dell’ufficio, ma proviamo ad immaginare cosa accadrebbe se circa duemila telefonate, che non potrebbero durare meno di cinque minuti ciascuna, si riversassero sull’ufficio ?

Facciamo il conto:   2.000 x 5 = 10.000 minuti = oltre 160 ore = oltre 20 giornate lavorative. Essendo l’ufficio aperto per 2 giorni alla settimana, significherebbe bloccarlo totalmente per 10 settimane = 2 mesi e mezzo.

Questo nel segno dell’efficienza e dell’efficacia dell’azione amministrativa ?

Povero Renzi, come può illudersi di cambiare l’Italia, se la disfunzione è annidata così profondamente fin nei più piccoli gangli dell’amministrazione !

Non sarebbe più semplice ( e logico, aggiungo ) compilare la bolletta in modo tale che il contribuente possa capire sulla base di che cosa è tenuto a pagare la somma che gli viene richiesta ?

Indicare cioè almeno la superficie tassata, il numero dei componenti la famiglia avuto in considerazione e le conseguenti quota fissa e quota variabile del tributo ?

E per i rifiuti non domestici indicare parimenti la superficie tassata, la categoria in cui è stata inserita e le conseguenti quota fissa e variabile del tributo ?

Troppa fatica ? Penso che con un semplice programma informatico il tempo impiegato per il caricamento delle bollette sarebbe stato poco superiore.

In ogni caso il contribuente si sarebbe sentito parte attiva del procedimento, non suddito dello sceriffo di Sherwood.

D’altro canto i dati che ho sopra indicati sono essenziali per un eventuale ricorso, sia agli uffici comunali per la correzione di errori che potrebbero essere riscontrati che agli organi della giustizia tributaria.

Sarei veramente curioso di sapere come la pensano le Associazioni dei consumatori.

Ciao alla prossima e
chiunque volesse
liberamente replicare
può farlo sempre qui:
marco.pasteris@yahoo.it