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martedì 10 maggio 2016

SE C'E LA BUCA, SINDACI COLPEVOLI DI OMICIDIO. RISCHIANO ANCHE TECNICI, ASSESSORI E RESPONSABILI DEI LAVORI

SINDACI ASSASSINI! - LE NUOVE REGOLE DEL VIMINALE SULL’OMICIDIO STRADALE FANNO TREMARE I SINDACI: IN CASO DI INCIDENTE MORTALE CAUSATO DA UNA BUCA, POSSONO ESSERE ACCUSATI DI OMICIDIO - RISCHIANO ANCHE TECNICI, ASSESSORI E RESPONSABILI DEI LAVORI

Il reato di omicidio stradale comporta un “effetto collaterale”: chi risulta referente per un tratto di asfalto su cui avvenga un sinistro con esito fatale può essere perseguito. Esultano le associazioni dei consumatori…

 

Non solo chi causa l' incidente mortale alla guida di un veicolo, ma anche chi non ha garantito la sicurezza delle strade può essere accusato di omicidio stradale. Sindaci, assessori, manager e tecnici delle aziende incaricate, nessuno escluso: chi risulta referente per un tratto di asfalto su cui avvenga un sinistro con esito fatale può essere perseguito per il reato introdotto lo scorso 25 marzo e, se riconosciuto colpevole di omissioni o trascuratezze, dovrà pagare di persona essendo l' omicidio un reato ascrivibile solo ad un individuo e non agli enti genericamente preposti.


Il monito agli amministratori arriva dalla circolare che il Ministero dell' Interno sta inviando in questi giorni a Prefetture e Questure di tutta Italia: «Il reato ricorre in tutti i casi di omicidio che si sono consumati sulle strade (...) anche se il responsabile non è un conducente di veicolo» e questo perché «le norme del Codice della strada disciplinano anche i comportamenti posti a tutela della sicurezza stradale relativi alla manutenzione e costruzione delle strade», si legge nel testo.



La circolare fa espresso riferimento all' articolo 14 del Codice della strada secondo cui gli enti proprietari, siano essi Comuni, Province o aziende devono provvedere alla manutenzione accurata dei tratti di competenza, al loro controllo tecnico e alla segnaletica.

Una rivoluzione «che finalmente riconosce le responsabilità degli enti locali in tutti quei casi in cui il pessimo stato dell' asfalto determina incidenti e provoca morti», spiega Fabio Galli presidente del Codacons e d' ora in poi «se un automobilista o un motociclista muore a seguito di un incidente provocato da una buca sull' asfalto il gestore risponderà personalmente del reato» e la regola «vale per sindaci, amministratori e per gli stessi ingegneri responsabili dei lavori che rischiano di finire in carcere se non garantiranno un adeguato livello di sicurezza».

Per l' Associazione vittime della strada è «un importante passo avanti viste le enormi difficoltà che da sempre hanno incontrato quelle famiglie che, in casi come questi, hanno chiesto giustizia» e che «troppo spesso non l' hanno ottenuta» o hanno visto i processi trascinarsi per anni, fino alla prescrizione.

«L' istat sostiene che il 95% degli incidenti sia causato da errori umani - spiega la presidente Giuseppe Cassaniti - ma noi siamo convinti che le cose stiano in modo ben diverso, viste le innumerevoli cause di questo tipo di cui ci occupiamo».

Come per esempio il caso di Valerio Leprini morto nel 2009, a soli 15 anni, perché cadendo dallo scooter in una via della periferia romana, colpì con la testa un palo della luce, che dopo l' allargamento della strada non era stato rimosso dalla carreggiata. 

Valerio morì per colpe non sue e l' allora sindaco Alemanno scelse di schierare il Campidoglio dalla parte della famiglia Leprini nel processo penale che vide indagati tre vigili e un funzionario del municipio. O come nel caso di Leonardo Virga, giovane medico, appena laureato, che uscendo da una galleria nei pressi di Messina perse il controllo dell' auto che finì contro il guard rail: la barriera, posizionata male, squarciò le lamiere dell' auto e lo uccise.

Era il 2007. Per la sua morte tre dirigenti del Consorzio autostrade siciliane sono stati condannati, nel gennaio 2015, ad un anno di reclusione ciascuno.

Nei prossimi giorni, invece, ci sarà la sentenza di parte civile per tre dipendenti dell' Anas per un incidente avvenuto nel luglio del 2000 in cui persero la vita quattro ventenni. 

I ragazzi sbandarono finendo in un profondo fossato a lato della strada, ma la vegetazione, a causa dell' incuria, era così folta che i soccorsi non riuscirono a trovarli per diverse ore. L' autopsia accertò che non morirono sul colpo e che dunque, magari potevano essere salvati. Il processo penale per i tre incaricati della manutenzione finì prescritto.

(FONTE - Alessia Pedrielli perLibero Quotidiano”)